Le Farchie di Fara Filiorum Petri - di Guarneri, Poggiali e Leone

Le Farchie, di Mirella Guarnieri – Rossella Poggiali - Alessandra Leone
Alessandra scrive: “Avevo sentito parlare delle farchie ma non le avevo mai viste. Sono sempre stata legata ai festeggiamenti del mio Sant’Antonio, con i fuochi costruiti con tronchi poggiati in forme piramidali. L’idea delle canne bruciate era un richiamo forte, sono andata… “.

Partire al mattino è stata la scelta azzeccata. Trovare le piazzette semi-deserte in cui si respirava "l’attesa" degli accadimenti pomeridiani e serali ci ha coinvolte in pieno. Gigino, l’anziano Capo Farchia della piazza della chiesa, ci ha accolte con grande ospitalità e cortesia…. ci ha spiegato, illustrato, invitate a condividere il loro Sant’Antonio… e non solo alla loro mensa.
Tra una farchia e un’altra, correndo, fotografando e osservando gli sguardi ansiosi, abbiamo letto il senso della condivisione dei Contradaioli. … ed era tutta lì.

La farchia, racchiusa nel senso di fratellanza e supporto, gli uni con gli altri, stretti stretti in un ‘trasporto’ fisico ma anche interiore…. racchiusi in preghiere silenziose abbandonati sulla farchia quasi fosse una divinità. Le farchie sono protette da mani callose e ferite, non vengono mai abbandonate, neppure sui trattori o sotto i tendoni in attesa di venire sollevate… mai… ognuno rimane vicino alla sua farchia, poggiandoci il vino, sedendovi sopra, suonando vicino, mangiando lì attorno… mai sole! Accompagnate in corteo, esposte orgogliosamente agli sguardi del pubblico, sollevate dai più forti, bruciate prepotentemente... e, quindi, non già una mancata concessione di un pass per fare le fotografie all’interno della piazza poteva rovinare la nostra esperienza, perché, per quello a cui abbiamo assistito e descritto, non era quello l’importante.

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